Decreto spalma-incentivi. Quali opportunità per le aziende? - I consigli del Prof

La professoressa Ornella Malandrino, professore associato presso il Dipartimento di Studi e Ricerche Aziendali dell'Università di Salerno, ha fatto il punto della situazione sul nuovo decreto in fatto di energie rinnovabili e incentivi a imprese e consumatori. Si sta andando nella giusta direzione per rilanciare il settore del fotovoltaico in Italia?

Potrete vedere la diretta dell'intervista direttamente dal player sottostante.

La professoressa Ornella Malandrino fa il punto della situazione sul decreto.

Buongiorno a tutti gli utenti di Supermoney. Siamo qui con la professoressa Ornella Malandrino dell’Università di Salerno. Vi ringrazio per la vostra presenza, io sono Massimiliano Busin, social media manager di Supermoney. Oggi parliamo di decreto spalma-incentivi in particolare. Prima di iniziare, vorrei ringraziare la professoressa Malandrino, che siamo molto onorati di poter ospitare e intervistare.

Grazie mille a lei dottore per questa opportunità, poiché poco si parla di queste problematiche e quindi è necessario fare chiarezza su qualche aspetto. Ovviamente, spero di poterlo fare oggi. È veramente importante per la comunità dei clienti e dei consumatori appartenenti ai vari settori di cui tratteremo.

Dunque, parliamo di questo nuovo decreto che è in fase di approvazione e di revisione, e che ha creato molte polemiche e discussioni. Infatti, non si capisce se sarà utile o meno per il settore energetico. Prima di tutto, allora, dal momento che è una questione abbastanza spinosa e complessa, le chiedo di fare un po’ il punto della situazione.

Credo valga la pena fare una breve premessa su cosa siano gli incentivi e sul perché siano stati considerati nell’ambito del settore delle fonti energetiche rinnovabili. Si tratta di un aspetto fondamentale da conoscere per un consumatore. In realtà, risale a qualche decennio fa l’introduzione del sostegno pubblico attraverso lo strumento degli incentivi nell’ambito del settore delle fonti energetiche rinnovabili. Precisamente agli anni Settanta, quando in seguito alle crisi petrolifere il nostro Governo decise di spingere e valorizzare le fonti energetiche rinnovabili attraverso un sostegno pubblico. Tuttavia, occorrerà aspettare ancora qualche decennio, precisamente gli anni Novanta per avere nell’ambito del panorama energetico nazionale la possibilità di utilizzare degli incentivi per le fonti energetiche rinnovabili. Vi ricordo che, in realtà, in quel periodo c’era un monopolio per ciò che riguardava l’energia elettrica. Infatti, l’unico detentore di produzione, trasmissione e soprattutto distribuzione dell’energia elettrica era l’Enel. A questo punto, il primo incentivo ad essere creato, definito Cip n° 6 del ’92, ovvero era stato creato dal Comitato Interministeriale Prezzi, non andò a beneficio delle fonti energetiche rinnovabili. E quando parlo di fonti energetiche rinnovabili, mi riferisco alla possibilità di utilizzare fonti come il sole, il vento, l’acqua, le biomasse, la geotermia. Nel 2003, purtroppo, sono stati inseriti nell’ambito di questa definizione, ‘fonte rinnovabile’ e ‘energia’, anche i rifiuti, i quali hanno una produzione talmente notevole da poter essere utilizzati per la produzione di energia. Dunque, quando utilizziamo queste ‘fonti energetiche rinnovabili’ possiamo parlare di energia elettrica verde, che però per essere prodotta deve essere incentivata. Ciò è dovuto al fatto che i costi d’investimento e di trasformazione delle fonti di energia rinnovabile in energia elettrica o termica, a seconda della necessità che viene ad essere richiesta, sono alti. E ancora lo sono, anche se nel corso degli anni tali costi d’investimento si sono notevolmente abbattuti. In realtà, le fonti energetiche rinnovabili con il primo incentivo Cip n° 6 del 1992 non hanno avuto nessuno sviluppo, perché quell’incentivo ha conferito i propri benefici alla cogenerazione; quindi, agli impianti alimentati a gas. Poi ci si è resi conto che il Cip n° 6 del ’92 non aveva dato i risultati sperati, e con il decreto Bersani, che credo un po’ tutti i consumatori conoscono come il decreto della liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica e anche del gas - questa è una cosa in più. In realtà, il decreto Bersani ha posto l’attenzione sullo sviluppo delle fonti rinnovabili e ha dedicato un suo articolo alla creazione di un incentivo ad hoc, ovvero di un incentivo o meglio di un obbligo per gli allora produttori o importatori di energia elettrica: la loro quota di produzione (in particolare, in quel periodo era del 2% ed è poi aumentata nel corso degli anni) doveva essere prodotta o da una fonte rinnovabile oppure era stato creato un incentivo, il cosiddetto Certificato Verde (Green Certificate) che poteva essere scambiato sul mercato per poter assolvere alla quota d’obbligo prevista dal decreto Bersani. Quindi, a differenza del primo incentivo, quest’ultimo era un incentivo obbligatorio per i produttori e per gli importatori di energia elettrica da fonti tradizionali. Dunque, tutto ciò apre uno spiraglio notevole alla valorizzazione delle fonti di energia rinnovabile. Però è necessario fare una critica: questo incentivo, ovvero il Certificato Verde, che è stato poi gestito in tutte le sue componenti dal gestore dei servizi attualmente energetici, ha migliorato il settore delle rinnovabili, ma in particolare ha permesso lo sviluppo di un settore specifico delle rinnovabili; ovvero, il settore eolico. Poiché, se si fa un’analisi dei dati del settore delle fonti di energia rinnovabili, si evince chiaramente dai dati e dalle informazioni, e perciò dal trend evolutivo della produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili, che il primo contributo a questa produzione viene ovviamente dato dalla fonte eolica. Infatti, sono gli anni in cui gli impianti eolici si susseguono in Italia (la Puglia, la Campania, la Basilicata vedono la realizzazione di tantissimi impianti eolici). In realtà, nel corso degli anni ci si è resi conto che il settore fotovoltaico, che era uno dei settori più promettenti e alimentati dall’energia solare per lo sviluppo delle rinnovabili, non decollava. C’erano pochissimi impianti, quasi tutti dimostrativi, e che non davano un quantitativo produttivo importante alla produzione di energia elettrica nazionale. Nel frattempo, a livello europeo ma anche a livello mondiale, venivano effettivamente fatte delle istanze particolari per il settore delle rinnovabili, per l’efficienza energetica, che poi sono collegati anche alla riduzione delle emissioni in atmosfera. E queste istanze erano fatte ovviamente a favore dello sviluppo delle rinnovabili e della riduzione dell’uso dei combustili fossili. Quindi, l’Italia era posta nella condizione di dover migliorare questo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Cosa che fino agli anni Novanta e oltre, ovvero fino agli anni 2000 non era successa. Pertanto, il nostro legislatore inizia a pensare, ma anche le associazioni di produttori – e ce ne sono tante in Italia – i distributori iniziano a pensare come migliorare lo sviluppo delle altre fonti energetiche rinnovabili (mi riferisco alle biomasse, al solare, etc.). Il solare, allora, viene ad essere incentivato attraverso un incentivo destinato solo al fotovoltaico, che è il Conto Energia. Se qualcuno conosce le vicissitudini del Conto Energia sa bene che dal 2005, anno in cui è stato istituito il primo Conto Energia, si sono succeduti di anno in anno, a distanza quasi perfetta, 5 Conti Energia. Perché il primo non ha funzionato, per lo sviluppo delle rinnovabili, ed era poi di difficile applicazione. Quindi il fotovoltaico non ha dato nessuno risultato in merito alla produzione di energia elettrica. Il secondo Conto Energia ha avuto degli aspetti innovativi, come del resto il terzo. Si è cercato di rinnovare sempre questo Conto Energia per renderlo il più applicabile possibile allo sviluppo del fotovoltaico. E quando parlo di impianti fotovoltaici non solo parlo dei grandi impianti che possono essere installati su terraferma, ma anche di quei piccoli impianti che possono essere integrati negli edifici, che possono andare a sostituire le nostre coperture delle case, oppure possono costituire le pareti delle nostre case. Quindi, anche impianti integrati nel settore dell’edilizia. In realtà, il fotovoltaico ha avuto col terzo, quarto e quinto Conto Energia, e noi ad esempio dell’Ateneo di Salerno abbiamo un impianto di un mega watt che è stato incentivato attraverso il terzo e il quarto Conto Energia e che dà i propri benefici alla produzione di energia elettrica, che viene immessa in rete e poi viene richiesta dalla rete nel momento in cui si ha necessità nell’ambito del nostro Ateneo. Si tratta di un impianto all’avanguardia, che è stato realizzato attraverso il contributo e il sostegno pubblico. A differenza, però, degli investimenti e soprattutto dei contributi che erano stati dati in passato attraverso altri programmi di incentivazione, quello del Conto Energia è un incentivo sul prezzo. Dunque l’investimento è all’appannaggio di chi vuole realizzare l’impianto e all’investitore e al produttore di energia attraverso questa fonte fotovoltaica viene ad essere destinato un contributo sul prezzo dell’energia elettrica che vende alla rete per un periodo che dipende dal Conto Energia. Ho fatto questa precisazione poiché il decreto spalma-incentivi è sicuramente un decreto che si rivolge a più settori, ma in particolare è un decreto che pone attenzione al fotovoltaico. Faccio un passo indietro. Il quinto Conto Energia ha finito i suoi benefici ed effetti economici positivi nei confronti di chi ha investito nel fotovoltaico nel luglio 2013. Pertanto, gli effetti ci sono solo sul prezzo dell’energia venduta a seconda dell’impianto quando è andato in funzione, ma non va oltre il 2013, per gli ulteriori vent’anni. Che cosa ha fatto lo spalma-incentivi così come è stato realizzato? Questo decreto ha allungato la vita utile dell’incentivo, ovvero ha spalmato l’incentivo da vent’anni (e questo è un contributo sul prezzo dell’energia elettrica prodotta, ma non sull’investimento cioè sull’impianto). Lo ha spalmato da vent’anni a ventiquattro anni. Quindi ha allungato la vita della possibilità di ricevere quest’incentivo, questa possibilità di guadagno sulla vendita dell’energia, assolutamente non ha dato un chiaro impulso allo sviluppo di nuovi impianti, cioè alla realizzazione di nuovi impianti. C’è anche da dire una cosa: il produttore o chi è investitore in questo senso, quindi nel fotovoltaico, ha allo stato attuale un po’ di confusione, perché prevede l’opzione per chi ha un impianto entrato in esercizio nell’ambito degli ultimi Conti Energia o per l’allungamento dell’incentivo o una detrazione dell’8% su tutto il prezzo dell’energia elettrica prodotta. Questo ovviamente, non avendo un’analisi chiara di quello che sarà lo scenario che si definirà su questo fotovoltaico, forse anzi sicuramente crea una grande confusione nell’ambito del settore del fotovoltaico. Quindi, forse anticipo quella che potrebbe essere una conclusione dicendo che decreto spalma-incentivi è un decreto che sicuramente ha delle innovazioni che devono essere implementate nell’ambito del settore agricolo, nell’ambito dell’edilizia, della tutela ambientale ma anche il fatto di aver rivolto l’attenzione di questo decreto al fotovoltaico è necessaria. Perché da un anno vivevamo in un limbo, per quanto riguarda le fonti energetiche rinnovabili, ovvero non avevamo più la possibilità di incentivare lo sviluppo delle fonti energetiche elettriche o termiche, che però provenivano dalle fonti rinnovabili, e non avevamo un quadro del rilancio della valorizzazione di questo affaire. Allora l’aspetto particolare e importante dello spalma-incentivi è stato quello di ripuntare la sua attenzione sulle fonti rinnovabili, però creando un po’ di confusione per chi lo dovrà recepire.

 

La ringrazio per questa ‘piccola lezione universitaria’, possiamo chiamarla anche così. Non ho voluto interromperla perché era molto utile per fare il punto della situazione. Pur partendo da lontano, ha chiarito bene alcuni punti. Ora, però, le chiedo una cosa in particolare, anzi le cito quello che ha detto Paolo Lugiato, consigliere di assoRinnovabili, che sintetizzando un po’ dice che dalla Robin tax, dall’abolizione del prezzo minimo garantito etc. sono tutti elementi che hanno eroso la redditività degli impianti. Ecco, lui addirittura è molto negativo, vedendo un rischio di default per il sistema del fotovoltaico e delle energie rinnovabili. Dall’altro […]

 

Quindi mi stava parlando delle perplessità espresse da un consigliere di assoRinnovabili

Si ci sono molte perplessità per questo decreto spalma-incentivi perché molti sostengono che quasi vada a minare la solidità del settore energetico italiano. D’altro canto, c’è invece chi sostiene che migliorerà l’efficienza e la redditività di molti impianti. La mia domanda era: dal suo punto di vista questo decreto (abbiamo capito che nel quadro complessivo, anche storico, è comunque un passo in avanti anche se un po’ confusionario) concretamente aiuterà oppure no il settore ad avere un ulteriore rilancio e un’ulteriore spinta?

Allora, guardi lo spalma-incentivi se da un lato ha posto l’attenzione su questa problematica, e poiché avevamo vissuto un anno di limbo per lo sviluppo delle rinnovabili è stato positivo. Dall’altro lato, però, non è chiaro come contribuirà allo sviluppo del fotovoltaico perché in realtà non affatto altro che allungare il periodo di incentivazione da 20 a 24 anni, ma non contribuendo con incentivi maggiori ma andando solo a spalmarli. Infatti, secondo me non c’era definizione più adeguata per andare a definire questo decreto, noto come ‘spalma-incentivi’. Certo, c’è anche la possibilità dell’altra opzione, ovvero quella di detrarre l’8% di questo incentivo nell’ambito della propria dichiarazione; quindi, una defiscalizzazione per l’investitore e per chi realizza l’impianto. Ma questo non contribuisce a realizzare o costruire altri impianti, mentre noi per circa dieci anni o forse anche meno, cinque anni, abbiamo avuto nel settore del fotovoltaico (dal 2006/7 a oggi) la realizzazione di impianti che attualmente contribuiscono al 9-10% della produzione di energia elettrica. Dunque, questo è un dato veramente confortante perché non solo rientra nell’ottica degli obiettivi realizzati a livello comunitario per l’Italia che deve rispettare entro il 2020. Sicuramente tutti conoscete il decreto clima e energia, il decreto 20/20, che impone proprio all’Italia di andare entro il 2020 verso un obiettivo di produzione di energia elettrica e termica da fonti rinnovabili del 20% dei propri consumi di energia elettrica. Quindi, questo era veramente un momento importante per sostenere maggiormente le fonti rinnovabili, e cercare di accompagnarle a quella maturità che non è ancora stata raggiunta. Maturità significa maturità economica, tecnologica. Pensi che in realtà sono solo pochi anni che l’Italia ha delle aziende che producono pannelli fotovoltaici o aziende che producono pilone eolici, impianti di trasformazione delle biomasse in produzione elettrica e termica. Pertanto, l’Italia non ha la maturità per affrontare da sola, senza il sostegno pubblico, senza l’incentivo, lo sviluppo sperato per le fonti rinnovabili. Bisognava ancora, secondo me, sostenere le fonti rinnovabili e magari attraverso un piano più soft far sì che questo settore fosse maturo.

 

All’estero, in realtà, non sono esattamente d’accordo con questo decreto…

Si, anche l’estero vede questo decreto spalma-incentivi come uno stop alla possibilità di investire in rinnovabili perché in Italia non sono gli investitori italiani che hanno realizzato i grandi impianti fotovoltaici (ad es. ce n’è uno importante nel Lazio o in Campania, in provincia di Salerno). Sono tutti investitori stranieri, che hanno poi dato vita a dei contenziosi importanti nell’ambito delle fonti rinnovabili perché spesso chi realizza l’impianto non è poi chi produce energia elettrica perché viene poi a essere venduto l’impianto, quindi la figura dello sviluppatore è quella che cede l’impianto a un’altra società. E gli investitori stranieri hanno molte perplessità su questo decreto spalma-incentivi poiché non ricevono l’incentivo sperato, bensì vedono come un allungamento dell’incentivo nel corso degli anni. Dunque, le opportunità decadono.

 

In particolare, un punto molto controverso di questo decreto è quello dell’art. 24 che introduce il pagamento di parte degli oneri di sistema anche sull’energia aut-consumata. Dunque, le faccio una domanda apparentemente ingenua ma è quello che ci chiedono costantemente i nostri utenti ed è quello che ci chiediamo anche noi da casa. Perché proporre delle norme del genere, che sembrano scritte per ridurre l’autoproduzione in Italia. L’autoproduzione è un motivo di sviluppo, oppure limitarla ha un suo perché. Perché dal nostro punto di vista l’autoproduzione, anche per ottenere una certa indipendenza economica, sviluppo economico, è fondamentale. Molte associazioni energetiche, di difesa di energie rinnovabili concorderanno con noi immagino. Perché fare decreti del genere che sembrano quasi voler ridurre l’opportunità di autoprodurre l’energia?

Sono assolutamente d’accordo con lei. L’autoproduzione dovrebbe essere incentivata in Italia. Inoltre, nell’ambito della nostra bolletta energetica, c’è una componente che può notare chi legge il retro della fattura dell’energia elettrica che paghiamo quotidianamente come consumatori: c’è una voce A3 che è il contributo allo sviluppo delle rinnovabili. Quindi perché dovremmo ripagare anche sull’energia autoprodotta. Poi mi consenta: in un mercato liberalizzato ognuno può fare ciò che desidera. Autoprodurre, comprare da un produttore straniero se ci sono le condizioni per farlo, comprare dal produttore più conveniente in ambito energetico nazionale. Bisognerebbe quindi realizzare quelle condizioni di liberalizzazione del mercato che consentono al cliente consumatore di scegliere; e non appesantire il costo dell’energia elettrica che si paga o appesantire ciò che dobbiamo per autoprodurre energia. Questo mi sembra un limite alla valorizzazione delle fonti energetiche rinnovabili.

 

Alla luce di quanto detto, visto che noi della redazione avevamo ipotizzato un focus sulle aziende, vorrei farle una domanda. Per un imprenditore che vuole investire sul fotovoltaico o su una fonte energetica alternativa cosa cambia dopo questo decreto?

Cambia perché fino a qualche anno fa c’era un incentivo dedicato e ora non c’è. E l’assenza di incentivo e il fatto di non avere un settore matura in grado di sostenersi da sé cambia parecchio le cose perché il produttore o l’investitore nelle fonti energetiche rinnovabili, in particolare nel fotovoltaico non si sentirà spinto o portato a fare un simile investimento. Pertanto dovrà rivolgersi alla rete elettrica nazionale per approvvigionarsi dell’energia necessaria per la sua impresa. Finora era stato incentivato a realizzare impianti nell’ambito della propria impresa, dei propri stabilimenti anche a migliorare gli impianti già esistenti; a cercare di diversificare le fonti di energia utilizzate. Le faccio un esempio di aziende presenti nel territorio salernitano che hanno realizzato impianti fotovoltaici sul tetto, impianti fotovoltaici per le pensiline delle proprie automobili; hanno fatto impianti di trigenerazione per poter migliorare la produzione di energia e diversificare il mix di fonti che vengono utilizzate nell’ambito delle proprie imprese. Ma sempre con un adeguato sostegno per lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Ora, però, il decreto prevede solo uno spalmare degli incentivi per quegli impianti che già sono stati realizzati e non per i nuovi impianti. Spesso si legge che la Smart grid è stata raggiunta, ovvero il costo della fonte tradizionale, il costo dell’energia prodotta da fonte tradizionale (petrolio, carbone, gas) e il costo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili dovrebbe essere equiparato. Ma non è così perché i costi di investimento per la realizzazione di un impianto rinnovabile rispetto a uno tradizionale sono sicuramente più alti.

 

Mi riaggancio a quello che ha detto per porle una domanda fatta in diretta dai nostri spettatori. Ci chiedono: se questo decreto blocca la realizzazione di nuovi impianti, per mancanza di incentivi aggiungo io, il decreto spalma-incentivi rischia di bloccare anche la ricerca?

Io sono un’appassionata di fonti rinnovabili e di incentivi, per questo faccio un confronto con altri Paesi, come la Germania, dove è stata invece raggiunta la maturità tecnologica e economica del settore delle rinnovabili. Questo un po’ mi fa rabbia perché in realtà l’Italia avrebbe tutti i fattori per fare lo stesso, raggiungendo la maturità per poter essere competitiva non solo a livello nazionale ma anche a livello europeo e internazionale. Spero che questo decreto venga rivisto nella chiave giusta, che è quella della valorizzazione dello sviluppo delle rinnovabili. Anche se ci si è rivolti di recente le rinnovabili sono state analizzate, studiate, implementate nel panorama energetico nazionale, e dunque possiamo sperare di colmare questo divario e avere una produzione di energia sostenibile e sempre più verde. Io me lo auguro, perché come diceva la domanda arrivata da casa, c’è una grande preoccupazione. Io sono molto preoccupata e ho detto ai miei studenti, quando gli incentivi sono finiti: e adesso come facciamo? Di cosa parliamo? Come facciamo ad analizzare il settore delle rinnovabili senza avere a disposizione quel sostegno pubblico che ci ha permesso di dire di anno in anno quale è stato l’aumento degli impianti, anche se erano analizzati dalla potenza installata in Italia. Come facciamo ad analizzare quali sono le fonti rinnovabili più presenti in Italia dal punto di vista della trasformazione? Oppure, quale fonte deve essere ancora valorizzata? Questo è stata una riflessione che ho fatto con i miei studenti l’anno scorso e purtroppo mi trovo a non essere confortata dal decreto spalma-incentivi. Io spero che ovviamente il tutto possa essere rivisto e che ci possa essere accanto allo spalma-incentivi (decreto complessissimo per quanto mi riguarda, anche solo leggendolo) un altro decreto, e quindi un sostegno per le fonti rinnovabili che hanno bisogno di raggiungere la maturità Molti economisti, molti studiosi dicono che siamo vicini alla maturità del settore e io me lo auguro in modo da non avere più bisogno del sostegno pubblico, che finora invece è stato l’elemento fondamentale per valorizzare le fonti energetiche rinnovabili. Bisogna anche dire che c’è scarsa conoscenza di questi aspetti e poi lo stratificarsi di norme, il proliferare di norme in questo settore non conduce a una chiarezza ma porta solo confusione.

 

Dunque, oltre a una maggiore chiarezza dovrebbe essere fatta un po’ di pulizia e questo decreto non aiuta. Anzi sta creando un po’ di confusione. Per concludere, allora, le faccio una domanda diretta, anche se dalle sue parole la conclusione è già un po’ emersa: questo decreto, ma non solo (sulla base del quadro storico d’apertura, direi un po’ tutta la situazione in generale dell’incentivazione statale italiana al fotovoltaico) sta andando nella direzione giusta per smarcare questo settore dal vincolo dell’incentivo statale? Lo sta rendendo autonomo secondo lei, oppure è solo una speranza?

Io la ringrazio per questa domanda, perché mi permette di precisare ancora di più. Lo spalma-incentivi prevede la riduzione delle bollette elettriche a favore dei clienti che vanno a fornirsi in media e bassa tensione, ma al contempo prevede un allungamento degli incentivi che non va a favore di chi vuole investire nelle rinnovabili. Dunque, da una parte sembrerebbero e di sicuro lo sono degli aspetti positivi per i clienti e consumatori, anche con una certa diversificazione, ma dall’altra per me il decreto spalma-incentivi non pone quelle basi per continuare quello sviluppo raggiunto finora in Italia, in una maniera che non può che renderci autonomi dal punto di vista della produzione di energia. Noi, purtroppo, ancora acquistiamo energia elettrica dall’estero. Forse valorizzando il più possibile le fonti di energia rinnovabile e guardando a quello che è stato realizzato negli altri Paesi europei, probabilmente miglioreremo la nostra capacità di produrre energia elettrica e termica; diversificando le fonti di energia utilizzate.

 

Professoressa Malandrino la ringrazio e ringrazio tutta l’Università di Salerno, sperando ci siano altre occasioni per discutere in merito a questo argomento.

Ringrazio lei, e attendiamo novità intorno al decreto spalma-incentivi per poterne discutere insieme.