Una recente indagine ha confermato che nelle abitazioni più vecchie si registrano consumi di luce e gas più elevati rispetto agli immobili di recente costruzione. La motivazione è da rintracciare non solo nella presenza di sistemi energetici ormai in disuso e spesso altamente inquinanti, ma anche nella maggiore possibilità di fughe e sprechi energetici. Dei vecchi infissi o la mancata adozione di adeguati sistemi isolanti sono infatti le principali cause di perdite di calore o oppure dell'insorgere di tutti i problemi legati all'umidità.

Secondo i dati raccolti da Confartigianato, in Italia il numero di abitazioni e immobili in cattive condizioni rappresentano circa un quinto del totale. Scendendo nello specifico, la ricerca ha evidenziato come su 2.051.808 edifici residenziali, circa il 16% è in condizioni davvero pessime. L'incidenza di abitazioni non idonee alle recenti direttive e requisiti in materia energetica sale al 21% per gli immobili costruiti prima del 1981, attestandosi su valori decisamente più contenuti – circa il 4% - per quelli costruiti tra il 1981 e il 2011.

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Qual è il motivo degli aumenti di luce e gas?

Oltre agli elevati pericoli per la sicurezza e la salute dei residenti, le vecchie abitazioni possono contribuire al forte aumento dei consumi di luce e gas, con inevitabili ripercussioni anche sul fronte delle emissioni inquinanti. Infatti, proprio per risolvere queste complesse problematiche e promuovere un uso razionale delle varie risorse energetiche sono stati intensificati nel corso degli ultimi anni gli interventi per la riqualificazione e rigenerazione energetica degli edifici.

Ad esempio, per una palazzina mono familiare costruita negli anni Sessanta, le principali cause della dispersione del calore sono da rintracciare nella mancanza di sistemi isolanti adeguati che favoriscono la dispersione termica da varie fonti, principalmente da tetto, pareti, porte e finestre e in misura più ridotta dal pavimento. Anche i sistemi di riscaldamento centralizzati e autonomi ma vecchi, si rivelano molto dispendiosi, inefficienti e bisognosi di frequenti interventi di manutenzione dai costi non certo trascurabili. Secondo i calcoli di Confartigianato, il settore residenziale determina il 28,8% dei consumi finali di energia, quindi più dei trasporti su strada (27,7%) e dell'industria (22,7%).

Quali sono le possibili soluzioni?

Una primo intervento per promuovere l'adozione di misure in grado di contrastare lo spreco di risorse energetiche nel settore residenziale arrivò nel 1976, quando fu introdotta la legge n.373 che definiva i criteri di efficienza energetica negli edifici. Da quella data molti altri interventi sono stati fatti nel campo dell'edilizia, a cui si sono presto aggiunti i sistemi di incentivi statali rinnovati nel corso degli anni, tra gli ultimi interventi rientra il Bonus ristrutturazioni ed energia, confermati anche per il 2016 dalla nuova legge di Stabilità.

Nonostante i bonus fiscali previsti per gli interventi di ristrutturazioni e risparmio energetico, gli edifici italiani sono ancora lontani dagli standard europei per l'efficienza energetica. Oltre alla complessità e lungaggine delle procedure burocratiche e normative, uno dei fattori che rallenta l'attuazione di questi interventi è l'investimento iniziale. Sono davvero pochi gli italiani disposti ad investire i loro soldi per un sistema di isolamento dell'involucro edilizio o nella sostituzione delle caldaie o nell'acquisto di impianti solari

Sembra quindi che la certezza di recuperare l'investimento iniziale con un significativo calo dei costi della bollette di luce e gas non sia una prospettiva così incoraggiante. La mancanza di questa apertura mentale e la mancata disponibilità all'investimento, determinerebbero non solo il persistere degli edifici vecchi in Italia, ma anche la crescita dei consumi di luce e gas e delle problematiche legate all'inquinamento.