Il prezzo del petrolio si preannuncia nuovamente in ribasso e gli effetti sul portafoglio delle famiglie e dello Stato potrebbe essere significativo. I costi dell'energia hanno rappresentato – e rappresentano tuttora – un onere difficile da sostenere, se non a patto di rinunce e di un approccio più consapevole verso il tema dei consumi. La possibilità di porre le tariffe sull'energia a confronto tramite portali web del settore consente ai cittadini di esplorare affondo anche le opportunità proposte dal mercato libero, ma una risposta ancora più concreta e impattante è quelle che ci si attende in seno alle politiche economiche globali. E le risposta sembra proprio che questa volta stiano arrivando.

Il prezzo del petrolio potrebbe tornare sui 55 dollari a barile

Il settore energetico inizia a sorridere ai cittadini e nell'immediato futuro potrebbe rendersi uno spauracchio meno terrificante. L'intergrazione tra le tecnologie del web e l'aumento della concorrenza nel settore, ad esempio, ha ampliato il ventaglio di possibilità a disposizione delle famiglie: in pochi clic è possibile informarsi su Eni e sui suoi prodotti, quelli di Enel o di Edison, ecc. per scovare le tariffe più vantaggiose. A ciò si aggiunge una serie di fattori da non trascurare: sensibilità crescente da parte del pubblico riguardo agli sprechi e all'ottimizzazione delle risorse, boom sempre più fragoroso del settore rinnovabile e, notizia d'attualità, prezzo del petrolio in procinto di tornare a calare.

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Dopo l'ondata di contrazione sui prezzi del greggio dei mesi scorsi, infatti, il costo del petrolio potrebbe nuovamente contrarsi, tornando a sfiorare i 55 dollari al barile. Il mercato è fortemente instabile, sebbene la prospettiva di tornare sugli standard di prezzo del 2014 – quando il costo del barile si aggirava sui 100 dollari – sembra lontana. Le conseguenze sono difficili da stimare, ma sarebbero certamente più che positive.

Gli effetti del calo del petrolio sull'economia italiana

In Italia nel corso del 2015 il costo del petrolio ha raggiunto un record minimo sconosciuto. Gli effetti diretti si sono potuti attestare anche sul PIL, che ha registrato una crescita, seppur minima. Secondo quanto stimato dagli esperti del settore, un'oscillazione verso il basso del petrolio di 10 dollari genera un risparmio per le casse dello Stato pari a un +0,1-0,2% del Prodotto Interno Lordo. Se il trend attuale dovesse reggere fino a dicembre, il Governo potrebbe risparmiare una cifra compresa tra i 10 e i 15 miliardi di euro.

Il decremento dei costi sul petrolio si traducono in oneri di rifornimento minori, che si riflettono sul costo delle merci e della produzione di beni. I soldi messi in circolo aumentano, la gente acquista maggiori beni e servizi, l'intero tessuto economico riceve un'inniezione di liquidità sana e che, come un domino, ricade sull'intero sistema, tassello dopo tassello.

Meno dipendenti dai fossili

Senza trascurare una tendenza ormai marcatissima: per ciò che riguarda il fabbisogno energetico, l'Italia sta diventando sempre meno dipendente dal petrolio e dai suoi derivati, investendo massivamente in forme di energia differenti. Nel 2018, secondo le proiezioni, il metano diventerà la risorsa energetica più utilizzata, strappando il primato al petrolio, che lo detiene praticamente da sempre.