Le rinnovabili stanno vivendo un’età dell’oro. Il comparto della green economy cresce sotto tutti i punti di vista e trova conforto nei numeri che, a livello planetario, fanno da specchio a un’evoluzione costante. La necessità di abbattere gli sprechi si è consolidata in seguito all’acuirsi della crisi mondiale e il caro-bolletta ha assunto una rilevanza crescente sulla gestione del bilancio delle famiglie. Gli sforzi degli utenti sono stati orientati verso una limitazione dei consumi e la ricerca di soluzioni più performanti. Il libero mercato ha attirato sempre più utenti anche grazie a portali web dove porre le tariffe sulla fornitura di energia elettrica a confronto così come per l‘erogazione di luce e gas.

Le rinnovabili come risposta alla crisi

Da una parte è diventato più semplice, pe i consumatori, compiere scelte assennate. La rete permette senza troppi sforzi di informarsi su Edison e sui suoi prodotti, su quelli di Eni, Illumia e degli altri operatori. Guide, vademecum, rubriche su come ridurre gli sprechi hanno attirato naviganti del web e virtuosi del consumo.

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Parallelamente e su scale mondiale, il settore delle energie rinnovabili ha conquistato segmenti di mercato sempre più ampi, sospinto da politiche governative nazionali e sovranazionali sensibili e lungimiranti. I risultati sono estremamente positivi sotto tutti i punti di vista. La green economy oggi è un’industria potentissima.

Il rapporto Irena sul lavoro nella green economy

L’istituto Irena ha pubblicato il Renewable Energy and Jobs 2015 in riferimento all’anno 2014 e evidenziato come le energie rinnovabili rappresentino oggi uno dei primi fornitori di posti di lavoro al mondo. Secondo le stime dell’agenzia sulle rinnovabili, il comparto ‘verde’ nel 2014 ha dato lavoro a circa 7 milioni e 700mila persone, con una crescita di 18 punti percentuali rispetto al 2013.

Il fotovoltaico è il comparto che, tra le rinnovabili, genere il maggior numero di posti di lavoro, circa 2,5 milioni in tutto il mondo, seguono quello dei biocombustibili liquidi (1,8 milioni di impiegati) e l’eolico (per la prima volta sopra il milione).

La distribuzione territoriale: cala l’incidenza di Usa e UE

Chiaramente, la distribuzione dei posti di lavoro nel comparto rinnovabili si dimostra in coerenza con l’andamento del mercato. Come specchio dei massivi investimenti stanziati in Asia nel settore, diminuisce la quota assorbita dai mercati degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, i quali nel 2014 hanno assorbito il 25% dei posti di lavoro, contro il 31% registrato nel 2013.

In compenso, è cresciuto in modo rilevante l’impatto delle realtà asiatiche emergenti che con più convinzione hanno puntato sulle rinnovabili con Cina (leader assoluta), Giappone, India, Indonesia e Bangladesh nella top 10 delle nazioni che generano il maggior numero di posti di lavoro nel comparto verde.

La ricerca di IRENA – ha dichiarato Adnan Z. Amin, direttore generale di IRENA – stima che se la quota di energie rinnovabili nel mix energetico globale raddoppiasse entro il 2030, ci sarebbero più di 16 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo”.