La maggior tutela in ambito energetico per ciò che concerne le forniture di elettricità e gas scomparirà. A sancirlo è il ddl Concorrenza, approvato lo scorso 20 febbraio tra polemiche e rivolte di professionisti di diversi settori. Il mercato libero è il principio che regolamenta i nuovi trend di mercato, la tendenza imperante verso cui si sposta l’intero business globale. Così, informarsi su Enel e le sue offerte, quelle di Illumia, Acea Energia, Edison, Eni e degli altri operatori, valutare al meglio ogni possibilità non rappresenterà più una possibilità ulteriore per famiglie e piccoli imprenditori, bensì una vera e propria esigenza per far fronte al bisogno di contenere i costi.

Maggior tutela vs. libero mercato: la scelta è già stata fatta

Con l’adesione – forzata – al libero mercato, diventerà fondamentale saper selezionare in maniera accurata il proprio fornitore. Internet diventa un alleato, i portali di comparazione dove porre le diverse tariffe sull’energia a confronto il braccio armato delle famiglie. E non è detto che, a conti fatti, la manovra si riveli fallimentare per le famiglie. A patto che il sistema si dimostri in grado di tenere a bada il mercato, come successo tra l’aprile e il dicembre del 2013, quando la discesa del prezzo del petrolio portò significativi benefici per i consumatori finali.

Le stime dell’Aeegsi rivelano il contrario

Ad oggi, però, gli umori sono di tutt’altro tipo. Dal 1° gennaio 2018 si assisterà all’abolizione totale dei prezzi di riferimento in ambito elettrico e del gas. Il settore energie vivrà una vera e propria rivoluzione se si considera che, in questo momento, il libero mercato assorbe appena il 25% della clientela per ciò che riguarda la fornitura elettrica e il 22% per quella del gas. Ed è la stessa Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (Aeegsi) a rivelare come, in riferimento al periodo 2012-13, gli utenti che hanno optato per il libero mercato siano arrivati a spendere fino al 20% in più rispetto a quelli serviti dalla maggior tutela (mediamente +16,7%, 42,5 euro in più) per l’elettricità e fino al 10% per ciò che concerne il gas (+7,9% pari a una maggiorazione di 68,2 euro).

L’opposizione di CGIL e associazioni

A muovere una voce di forte dissenso sono state anche le associazioni di consumatori e la CGIL. È quanto emerso da un incontro fra sindacato e associazioni, durante il quale sono state mosse accuse alla legge che includono aspetti economici e sociali. La preoccupazione maggiore è che la stragrande maggioranza di utenti serviti dalla maggior tutela possano trovarsi tutto ad un tratto senza alcuna garanzia.

A rischiare di più saranno i consumatori meno capaci di informarsi e che, facilmente, resteranno con lo stesso operatore collegato alla rete di distribuzione che li ha serviti durante il regime della maggior tutela. L’abolizione di un benchmarking in grado di regolamentare il tutto, poi, amplifica il clima di incertezza e paure che avvolge il decreto. Per valutazioni più concrete non resta che attendere la riprova dei fatti.