Costi dell'energia in italia: le famiglie sorridono, le piccole e medie imprese piangono. In maniera stringata, è questa la situazione in italia. I consumatori possono contare su una serie di vantaggi,come la liberalizzazione della concorrenza nel settore, la possibilità di mettere le tariffe luce e gas a confronto e comparare i servizi degli operatori, gli incentivi sulla riqualificazione energetica. Solo che a pagarne il prezzo sono, come sempre più spesso accade, i piccoli imprenditori.

Le compagnie del settore energetico sono numerose, incoraggiate da un mercato in forte espansione che attira le mire di investitori e professionisti dell'energia. Così, porre i costi Enel Energia a confronto con quelli di Eni, Edison, Illumia diventa necessario per orientarsi all'interno di un business non sempre facile da comprendere. L'italia ha investito in maniera massiva, ma ora ne paghiamo le conseguenze, dato che i costi dell'energia italiana sono del 30% superiori a quelli della media degli altri Paesi UE.

Ciononostante, le famiglie pagano meno della media europea, il 7% in meno, per l'esattezza. A sobbarcarsi gli oneri sono le Pmi. Ma da dove derivano questi oneri? I costi maggiori sono quelli legati alla generazione. Il Belpaese ha puntato con decisione sulla diversificazione delle risorse e delle modalità di produzione, un sistema che può dare ottimi riscontri nel lungo periodo ma che oggi costa un aggravio di 15 euro a megawattora, pari a un totale di 4,5 miliardi in più ogni anno.

Gli ampi investimenti sugli ecoincentivi concorre ulteriormente all'aumento dei costi dell'energia. Nel 2013 sono stati dispiegati 12,7 miliardi di euro, dei quali, secondo le stime di RSE che ha effettuato la ricerca, circa 3-4 miliardi sono di sovraincentivazione, ovvero superflui se non addirittura inutili.

Ok gli investimenti nelle energie, soprattutto nel rinnovabile, però andrebbe rivista la modalità di gestione delle risorse economiche e occorre sviluppare un piano operativo maggiormente in grado di gestire la pluralità di fonti esistenti in Italia. Resta ancora da chiarire, inoltre, perché debbano essere sempre i lavoratori in proprio a pagare i prezzi più alti.