Come si sa, per gli abitanti delle città moderne l'elettricità e il gas sono fonti energetiche essenziali e ineludibili che accompagnano tutte le attività quotidiane. Tanto fondamentali quanto costose, le utenze domestiche sono tra le maggiori spese relative alla casa che mensilmente i cittadini si trovano ad affrontare. Per risparmiare, quindi, essi si rivolgono periodicamente alla rete mettendo le tariffe di GDF Suez Energia a confronto, per esempio, con quelle di Eni o Enel e scegliendo la più conveniente.

Insieme ai cittadini privati intenti a confrontare le tariffe di energia per la propria abitazione, anche la pubblica amministrazione deve provvedere parallelamente alla gestione dei consumi energetici per la comunità. E qui i costi, come è evidente, raggiungono cifre, inimmaginabili per i privati, che tendono ad essere contenute attraverso politiche di minimizzazione degli sprechi e di consumo consapevole. L'ultima frontiera e ambizione di molti Paesi in questo senso è quella del solare come fonte energetica unica, utile sia per incidere in misura minore sui bilanci statali che, contemporaneamente, per tutelare l'ambiente.

Un recente report pubblicato dall'Environment American Research e Policy Center, per esempio, si fa portavoce di una possibile transazione energetica degli Stati Uniti. Secondo l'indagine, infatti, negli USA sono già presenti tutti gli elementi necessari per il passaggio da un sistema energetico tradizionale ad un altro legato alle energie rinnovabili. I costi di installazione degli impianti fotovoltaici, innanzitutto, sono anno dopo anno sempre più bassi, e, viceversa, le celle solari si dimostrano sempre più efficienti ottimizzando il rapporto tra costi delle materie prime e resa energetica.

Così, se fino a qualche decennio fa era considerabile un'utopia, la conversione al solare come fonte energetica unica degli Stati Uniti sembra ora una possibilità concreta. In un solo biennio, d'altronde, il fotovoltaico americano è triplicato dando luogo a grandi speranze per quanto riguarda la riduzione dell'inquinamento atmosferico e, per conseguenza, del surriscaldamento globale. Inoltre, eliminando l'utilizzo del carbon fossile, l'economia stessa della grande potenza potrebbe, libera da una secolare dipendenza, mutare in ecosostenibili senza pertanto perdere di forza e solidità.

La tecnologia attuale statunitense permetterebbe, insomma, una vera e propria rivoluzione green, coprendo di oltre il 100% il fabbisogno attuale di energia e il tutto utilizzando il solare come fonte energetica unica, sia esso a concentrazione o domestico. Ciascuno dei 50 Stati potrebbe d'altronde, grazie all'uso del fotovoltaico, rendersi autosufficiente e, stando a questi ritmi di crescita e diffusione, dando adito al Paese di soddisfare agilmente entro il 2030 l'obiettivo, fissato al 10%, di riconversione energetica.