Le famiglie e le imprese italiane sono costantemente preoccupate dell'aumento delle bollette di energia. Per risparmiare gli utenti si mettono a confrontare le offerte di Eni, Enel, Edison o delle altre compagnie sul libero mercato, ma questo non li tutela sempre dai rincari. Intervistati da I-Com (Istituto per la competitività) 1.020 italiani si sono però detti favorevoli agli investimenti nella ricerca per il settore dell'energia che bisogno di finanziamenti pubblici, ma non di aumenti di tariffe.

Risparmiare sulle tariffe di luce e gas è quindi importante per i consumatori italiani (famiglie e imprese in primis), ma altrettanto importante è investire sulla ricerca e sull'innovazione. L'energia, secondo il campione intervistato da I-Com è il settore che ha più bisogno di finanziamenti dopo la sanità: in particolare in favore del servizio sanitario si è espresso il 48,1% degli intervistati, mentre il 32,1% ha votato per l'energia. Interessante notare, inoltre, come gli uomini diano maggiore importanza all'innovazione energetica: filtrando i risultati per genere infatti l'energia (40,2%) sorpassa la sanità (37%) nelle preferenze.

Ma veniamo a parlare delle soluzioni e delle coperture economiche per l'innovazione energetica: chi deve pagare secondo gli italiani? Il 39,7% del campione intervistato sostiene che gli investimenti nella ricerca devono venire da istituzioni pubbliche e quindi Stato (per il 39,7% degli intervistati) e Unione Europea (38,3%). Inoltre, ben due terzi degli italiani (il 63,7%) affermano di essere favorevoli a un aumento della fiscalità generale per questi scopi, mentre non vorrebbero un nuovo aumento delle bollette di energia. Interessante notare, in questo caso, come la percentuale si abbassi notevolmente nelle regioni del Nord-Est (51,7%) dove il pagamento delle tariffe di luce e gas è molto sofferto.

Gli italiani, quindi, in sostanza si esprimono favorevolmente nei confronti di un aumento generale delle tasse per finanziare la ricerca nel settore dell'energia. Le bollette, invece, preferirebbero che non fossero toccate almeno non nella parte dei consumi che è già gravata da molti oneri fiscali e parafiscali.