Dopo una lunga fase di gestazione non priva di difficoltà, la Commissione europea ha presentato le linee guida del pacchetto energia 2030. La proposta implementa la strategia del 20-20-20 adottata dall'Unione Europea fin dal 2008, anno in cui venne lanciato il piano per abbattere le emissioni di CO2, i consumi di energia e contemporaneamente incrementare il contributo delle fonti rinnovabili al mix energetico in una proporzione non inferiore al 20%.

Pacchetto energia 2030, gli obiettivi

Il nuovo pacchetto Clima - Energia 2030 definisce due nuovi obiettivi comunitari vincolanti che i paesi membri si dovranno impegnare a soddisfare collettivamente:

  • riduzione delle emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990;
  • l'energia rinnovabile deve soddisfare il 27% del fabbisogno.

Nelle previsioni si stima che il fabbisogno del mercato elettrico dovrebbe essere coperto nel 2030 al 45% da fonti rinnovabili, aumentando quindi il livello di indipendenza energetica dell'Unione Europea.

Relativamente alla governance, la Commissione applicherà il principio di sussidiarietà limitandosi a coordinare e monitorare le politiche dei paesi membri in maniera tale che i singoli piani nazionali siano coerenti e conformi al rispetto dei sopracitati impegni.

Pacchetto energia 2030, investimenti ed efficienza

Coerentemente con l'obiettivo strategico di conseguire un'economia competitiva a basso contenuto di carbonio, particolare risalto viene dato alle politiche di investimento per lo supporto del settore delle rinnovabili e la ricerca e sviluppo di nuove tecnologie compatibili anche con l'altro importante capitolo dell'efficienza energetica. Su quest'ultimo tema è prevalsa la prudenza e non è stato indicato l' obiettivo specifico di risparmio del 40% come invece auspicato da autorevoli esponenti socialisti e popolari del Parlamento Europeo.

Pacchetto energia 2030: prezzi e competitività

La Commissione delinea uno scenario che sconta prezzi al dettaglio dei prodotti energetici tendenzialmente in aumento nel medio termine per via del rialzo delle quotazioni delle materie prime, della tassazione e delle persistenti criticità nell'interconnessione delle reti infrastrutturali europee, condizione che riduce strutturalmente l'efficienza del mercato unico dell'energia. La tendenza è in linea con quanto si è già verificato nell'ultimo quinquennio quando famiglie e industria hanno visto aumentare i costi in media del 3-4% annuo. La Commissione prevede di costruire degli indicatori chiave relativi a diversificazione, risorse interne e dinamiche dei prezzi con cui monitorare i paesi membri in maniera tale che possano essere condotte costanti comparazioni sul piano della competitività con i principali partner commerciali. Viene prevista anche una revisione del sistema di scambio dei diritti di emissione per incrementarne l'efficacia.

Pacchetto energia 2030: le reazioni

Soddisfatti della proposta la commissaria al Clima Hedegaard, la quale si rallegra del rispetto degli impegni e dei target all'altezza delle aspettative e il commissario all'Energia, il tedesco Oettinger, il quale sottolinea come sia strategico coordinare e favorire a livello comunitario gli investimenti nelle rinnovabili.

Delusi dalla mancanza di ambizione si dicono invece Legambiente e Greenpeace mentre Assorinnovabili auspica che nel percorso di negoziazione con Parlamento europeo a febbraio e Consiglio europeo a marzo i target possano essere migliorati. Business Europe e Confindustria si dicono invece preoccupati di obiettivi che definiscono "irrealistici e autolesionistici" poiché stabiliti unilateralmente. Essi sottolineano come tali scelte potrebbero danneggiare la competitività dell'Europa sui mercati internazionali innescando un rincaro dei prezzi energetici fra il 15 e il 20%. Definita la bozza di partenza, vedremo alla fine del percorso quali interessi avranno prevalso.