Il fotovoltaico è una forma di energia relativamente recente e di conseguenza continuano gli studi per migliorarne l'efficienza. In quest'ottica deve essere vista la scoperta dei ricercatori dell'istituto Fraunhofer di Friburgo che, in collaborazione con gli esperti delle università di Berna in Svizzera e di Edinburgo in Scozia, sono riusciti per la prima volta a realizzare una cella in grado di sfruttare l'energia prodotta dai raggi infrarossi.

Le celle attualmente utilizzate per il fotovoltaico sono realizzate in silicio e non riescono ad immagazzinare le radiazioni infrarosse che quindi non vengono coinvolte nel processo di generazione della corrente elettrica. Ne consegue che circa il 20% dell'energia solare viene dispersa e non contribuisce alla generazione dell'elettricità che viene così prodotta in quantità minori rispetto a quanto potrebbe realmente avvenire.

Per coinvolgere i raggi infrarossi nel processo fotovoltaico i ricercatori hanno realizzato la nuova cella solare bifacciale nella quale una parte dell'ittrio è stata sostituita con l'erbio i cui ioni vengono eccitati dalla luce del sole in arrivo e sono quindi in grado di aumentare lo stato energetico degli elettroni. Quando poi l'elettrone ritorna al suo stato normale il salto energetico prodotto consente l'emissione della luce in quantità superiori rispetto a quanto poteva avvenire in precedenza.

La nuova idea di cella solare bifacciale potrebbe rappresentare una grande innovazione in ambito fotovoltaico dal momento che potrebbe consentire un aumento del 40% della percentuale di conversione dell'energia solare in elettricità che al momento si attesta intorno al 30%.

Il tutto grazie alla possibilità di sfruttare i raggi infrarossi le cui potenzialità sono conosciute fin dagli anni '60, ma che vengono studiati con attenzione solamente dal 1996.