Gli Stati Uniti hanno vissuto nel corso degli ultimi decenni un forte dibattito interno in merito alla strategia energetica da intraprendere, non tanto su quanto puntare alle fonti rinnovabili ma sugli approvvigionamenti di petrolio e gas naturale: il tema fu importantissimo ad esempio durante la campagna elettorale del 2008, dopo le guerre in Afghanistan e Iraq del presidente Bush. Ma a quanto pare devono aver risolto qualcosa visto che a partire da quest'anno gli Usa supereranno la Russia e diventeranno così il primo produttore al mondo di petrolio e di gas naturale, come riporta il Wall Street Journal.

Qualche numero per capire la situazione è fondamentale:

  • negli ultimi cinque anni gli Usa hanno ridotto del 15% e del 32% le importazioni di petrolio e di gas naturale
  • in Russia la produzione di petrolio non subirà incrementi fino almeno il 2016, quella di gas crescerà del 3%
  • le esportazioni di petrolio di Mosca potrebbero calare fino al 30% da dopo il 2015, portando ad una riduzione del Pil fino a 100 miliardi

Se per la situazione energetica ed estrattiva russa c'è da dire che, essendo al massimo già da anni, è ovvio che la riduzione prima o poi doveva arrivare, per quella statunitense va considerato che l'elemento chiave è da ricercarsi nelle nuove tecniche estrattive.

Ormai gli Usa sono in grado di raggiungere l'autonomia energetica dal fronte del gas grazie allo "shale gas", il gas di scisti che si estrae dalle profondità del sottosuolo con la tecnica del francking, ovvero della frantumazione di strati rocciosi tramite immissione di enormi quantità di acqua: i problemi ambientali che possono derivare sono parecchi, tanto che in Europa alcuni paesi hanno messo fuori legge questo metodo (cfr l'articolo Lo shale gas provoca terremoti?)

Stesso discorso vale per il petrolio, la cui estrazione ha subito un incremento grazie a queste nuove tecniche.

Come conferma lo stesso Barack Obama "Gli Stati Uniti sono in corsa per diventare il primo produttore di energia al mondo quest'anno": ma questo è solo l'aspetto più superficiale di quella che potrebbe essere una vera rivoluzione.

Da sempre l'energia è tra i fattori chiave dell'economia e dunque di tutta la storia dell'umanità, basti pensare alla schiavitù (l'energia degli schiavi per costruire), al carbone e al vapore, ovviamente al petrolio. Se gli equilibri energetici mondiali si dovessero rivoluzionare a causa di queste grandi novità, con nuovi attori sulla scena o vecchi che perdono importanza, cosa potrebbe accadere?

Ad esempio la Russia quali soluzioni potrebbe adottare per non perdere una così importante fonte di reddito, cosa che sta già succedendo ad esempio a paesi come Nigeria, Angeria e Angola, che hanno visto ridursi le esportazioni di greggio verso gli Usa del 41% in un solo anno?

O ancora: come si comporteranno le varie multinazionali del petrolio e del gas? Su quali paesi punteranno maggiormente, con quali intenti e metodi?

Se i prezzi delle fonti energetiche tradizionali dovessero cambiare, come la nostra vita economica potrebbe mutare di conseguenza? E le nuove fonti rinnovabili che impatto potrebbero averne, positivo o negativo?

Tante domande e anche di difficile risposta, ma si tratta di questioni di vitale importanza per tutti noi e che non vengono purtroppo discusse a sufficienza (se non quando vanno a toccare le nostre bollette).