Entro il 2030 la domanda di energia nel mondo aumenterà di quasi il 3% all'anno. Una crescita, nel suo complesso, che porterà a raddoppiare la richiesta di energia nel 2030 rispetto ai livelli attuali.

Un fenomeno che potrebbe costare caro in termini ambientali. Con le emissioni di Co2 dovute ai nuovi impianti realizzati aumentate di un quarto, cioè 3.500 megatonnellate. Ma se venissero sostituite le centrali elettriche a carbone su larga scala con quelle a gas, le emissioni di anidride carbonica entro il 2030 prodotte dal settore energetico potrebbero calare del 5% rispetto ai valori attuali.

Lo rileva uno studio pubblicato da Siemens e da Horst Wildemann della Technical University di Monaco di Baviera. Sono cinque i profili energetici nei quali lo studio raggruppa i Paesi del mondo. I Paesi con crescita energetica lenta sono caratterizzati dalle nazioni "pionieri green" che puntano alle fonti rinnovabili, e dai "tradizionalisti", che vogliono solo in bassa percentuale verso fonti di energia ecofriendly.

Laddove la domanda è in aumento rapido, ci sono gli stati più "energivori", già ampiamente elettrificati, e quelli "next-wave electrifiers", ancora lacunosi nella fornitura energetica a tutti gli abitanti. Il quinto gruppo è quello dei "massimizzatori delle esportazioni di petrolio", che puntano a rendere più efficente il rifornimento energetico da petrolio e dall'estrazione di gas.

La ricerca della Siemens indica che gli stati europei potrebbero arrivare a risparmiare circa 45 miliardi di euro entro il 2030, se ci fosse più oculatezza nell'installare i nuovi impianti di energia da fonti rinnovabili. Gli stati più a sud sono indubbiamente più indicati per per gli impianti fotovoltaici, mentre nelle regioni settentrionali sarebbero più efficenti gli impianti eolici.

I risparmi nel resto del mondo crescono, in proporzione anche alla popolazione che chiede energia. Negli Usa si potrebbero risparmiare le perdite annue di 80 miliardi di dollari dovute alle interruzioni di energia se venisse migliorata la qualità della rete. La Cina poi potrebbe frenare l'emissione di anidride carbonica, se le fonti di energia rinnovabili fossero sfruttate appieno.

Buoni propositi che però si devono confrontare con i costi degli investimenti, calcolati del 100% in più se questi paesi volesse puntare alle fonti rinnovabili. Lo studio indica infine che le emissioni si potrebbero ridurre senza costi aggiuntivi nei prossimi 15 anni se il 30% delle centrali elettriche a carbone cinesi fossero sostituite da quelle più moderne a gas.