I dati statistici sulla produzione e il consumo di energia in Italia degli ultimi anni ci rimandano un dato che, al leggerlo bene, è un vero paradosso: la produzione di energia pulita da fonti rinnovabili - in primis impianti fotovoltaici - ha ridotto sensibilmente la produzione da fonti tradizionali, perciò cala il consumo di energia elettrica prodotta dalle centrali termoelettriche, e calano i consumi ma, la "cara" bolletta energia, quando non aumenta, rimane incredibilmente invariata.

In Italia, secondo i dati di Terna, la produzione netta di energia a luglio 2013, circa 26,6 miliardi di kWh, è in calo cioè del 5,3% rispetto a luglio 2012. Si registra una crescita del 18,8% delle fonti di produzione idrica, e del 22,1% del fotovoltaico. In crescita cresce anche la produzione geotermica (+4,8%). Mentre è in diminuzione la produzione di energia da fonti termoelettriche (-14,1%). Appare evidente, dunque, che le fonti rinnovabili stanno disegnando uno scenario nuovo nella produzione elettrica nazionale.

La tendenza al risparmio energetico che sta prendendo piede in Italia, dovrebbe portare come naturale conseguenza a una riduzione della bolletta energia. In fondo è a questo che mira l'orientamento orientarsi verso le energie rinnovabili. L'idea di auto-produzione dell'energia in linea con le società più avanzate è diventata molto allettante. Tra l'altro si parla di energia elettrica pulita, a bassissimo tasso d'inquinamento. In particolare si stima che nel nostro Paese i consumi elettrici diminuiranno ancora nel 2013, con una domanda di circa 320 miliardi di KW, riportandoci indietro di addirittura dieci anni. Questo ovviamente è causato anche al calo della produzione industriale a causa della profonda crisi; tuttavia l'idea del risparmio energetico, e del conseguente utilizzo di fonti alternative, sta facendo la sua parte.

Ciò nonostante, quando si fa il discorso bolletta energia con relativi prezzi, i conti non tornano. Come mai in un panorama di questo tipo il costo della bolletta energia non scende? Qualcuno maliziosamente tende a imputare l'aumento dei prezzi alla crescita degli oneri nelle bollette stesse, dovuti agli eccessivi incentivi per le rinnovabili. Sarà vero? Intanto, viene da chiedersi anche che cosa sarebbe successo al costo della nostra bolletta energia senza l'incidenza delle fonti rinnovabili.

Forse sarebbe opportuno, e anche necessario, che per realizzare un sistema di "risparmio energetico" vero, si debba passare per altre metodologie, che non prevedano esclusivamente l'allaccio alle reti generali dell'energia. Ad esempio, per conseguire notevoli risparmi, perché non prevedere regole che consentano di vendere al vicino, o a gruppi di abitazioni, la produzione di un buon tetto fotovoltaico? Certamente in questi casi, e in analoghi, si otterrebbe un risparmio non indifferente sulla bolletta energia, ammesso che i documenti attestanti i consumi e i costi, in questi ambiti del tutto privatistici, possano ancora essere chiamate bollette. Insomma, vanno percorse strade diverse e più articolate, che valorizzino appieno le energie rinnovabili e le rendano vieppiù sostitutive di quelle classiche, specialmente quelle ad alto tasso di inquinamento.

Perciò lo sviluppo di impianti fotovoltaici unito ad altri da fonti di energia rinnovabile diventa una necessità non più procrastinabile, così come lo è l'evoluzione del concetto di scambio sul posto in cui l'energia prodotta è sottratta a quella consumata. In un'ottica futura, dunque, riuscire a ottenere il pareggio tra autoproduzione e consumo è l'unico modo per dire addio alla "cara" bolletta energia.