Carbonatazione minerale: è il processo con cui il nostro pianeta trasforma l'anidride carbonica nei cosiddetti "carbonati inerti". Si tratta di un processo completamente naturale che però l'Università di Newcastle sta provando ad accelerare per ideare una nuova fonte di energia rinnovabile.

L'impianto pilota
L'ateneo britannico di Newcastle è stato scelto come sede per l'impianto dedicato alla
carbonatazione minerale artificiale. E' lì, infatti, che avviene il sequestro e lo stoccaggio dei fumi industriali di CO2. Il progetto pilota dovrebbe essere pronto entro il 2017.

Come funziona l'impianto pilota per la carbonatazione minerale
Il procedimento in fase di studio è basato su una tecnologia che imita il meccanismo di assorbimento del carbonio da parte della Terra; questo avviene provocando la combinazione di anidride carbonica con minerali di basso grado come magnesio e calcio.
Secondo il sito rinnovabili.it, un gruppo di ricerca multidisciplinare di Newcastle avrebbe già raccolto 9 milioni di finanziamenti e dimostrato che il procedimento sia valido in piccoli ambienti di laboratorio. La fase successiva? Una centrale dimostrativa che sequestri l'anidride carbonica in maniera efficiente e sicura, ma che sia anche capace di trasformarla in un prodotto funzionale, in questo caso materiale da costruzione. L'obiettivo finale del progetto è trasformare le emissioni di CO2 precedentemente sequestrate (cioè catturate) in "mattoni di carbonato". Il carbonato è un sale, quindi è facilmente utilizzabile nel settore ediile.

Il professor Bodgan Dlugogorski del Priority Research Centre for Energy dell'Università di Newcastle ha così spiegato la differenza tra il processo naturale e quello indotto, cioè accelerato per produrre materiale utile per le costruzioni: "La differenza fondamentale tra geosequestro o stoccaggio oceanico e il nostro modello di carbonatazione minerale è che siamo in grado di trasformare in modo permanente la CO2 in un prodotto utilizzabile, e non semplicemente di immagazzinarlo sottoterra. In natura il sistema di carbonatazione minerale è molto lento. La nostra sfida è di accelerare questo processo per evitare le emissioni di biossido di carbonio si accumulino in aria, attraverso un processo economicamente efficace".

Gli studiosi impegnati nel progetto pilota sono in fase di ricerca e sviluppo da circa 6 anni, la la fase operativa non dovrebbe arrivare più tardi del 2017. Pronti ad immaginare le nostre case realizzate partendo dall'anidride carbonica?