Lo shale gas è un tipo particolare di gas metano che si ottiene con estrazioni da rocce d'argilla. La sua produzione negli Stati Uniti è passata nel decennio 2000-2010 da 10 a 140 miliardi di metri cubi andando a coprire il 23% circa del fabbisogno annuale di gas naturale del paese. Il sogno è quello di usare lo shale gas per sostituire il petrolio, ma gli ambientalisti sono contrari a questo tipo di materia prima perché il suo sfruttamento provocherebbe gravi dissesti ecologici.

Ora c'è anche uno studio scientifico che sostiene questa tesi: sarà pubblicato a breve dalla rivista "Earth and planetary science letters" e denuncerà l'alta pericolosità dei giacimenti di shale gas che, secondo quanto riportato, provocherebbe addirittura scosse di terremoto. Non esistono prove tangibili della veridicità di questa ipotesi, ma gli autori del report puntano il dito sul metodo di estrazione del gas che prevede perforazioni della roccia (in linea verticale e orizzontale) e frantumazioni idrauliche (chiamate fracking), colpevoli del dissesto geologico.

Le argille sono rocce scarsamente permeabili e i giacimenti non possono essere messi in produzione spontanea, ma vengono sottoposti a speciali trattamenti per rendere la roccia più permeabile dove ci saranno i pozzi di estrazione. Questi processi artificiali, secondo la ricerca, sarebbero le cause delle già registrate scosse di terremoto che si sono avvertite nella zona negli ultimi anni.

Nonostante i dubbi e le perplessità sulla produzione di questa fonte d'energia, le estrazioni continuano e hanno permesso di abbassare sensibilmente i prezzi del metano in tutto il mondo. Gli Stati Uniti, come risaputo, puntano ormai all'indipendenza energetica anche per fronteggiare la Cina, il paese dove si stima sia presente la più alta concentrazione di gas da argilla.