Nel suo report Come ridurre le bollette degli italiani, la famosa associazione ambientalista Legambiente analizza le varie voci ed i vari sussidi che ci ritroviamo a pagare sulla bolletta energetica: ebbene, ancora oggi paghiamo sotto forma di donazioni che di fatto sono obbligatorie le sovvenzioni a vecchi impianti a carbone o altre fonti altamente inquinanti.

La lettura della bolletta non è cosa facile visti tutti i vari codici che di certo non sono di immediata comprensione, ma andando in profondità e volendo capire cosa davvero ci tocca pagare, allora si capisce che buona parte del nostro denaro viene di fatto sprecato per cose vecchie, di un'altra generazione, invece di sovvenzionare le fonti di energia rinnovabili più recenti.

Legambiente, nel suo dossier sulle bollette in Italia, cita diversi dati dell'Ocse, tra cui uno che ha quasi dello scandaloso: bel 2010 abbiamo speso ben 1,6 miliardi di euro per sostenere il settore energetico fossile, cioè il carbone ed il petrolio; non solo: il caro-bolletta è dovuto anche a voci di pagamento quali i trasporti su ferrovia ed il decommissioning nucleare (la dismissione delle centrali atomiche) che nulla hanno a che fare con i consumi energetici.

Un dato che effettivamente lascia basiti è la voce di costo in bolletta UC4, che l'Autorità per l'Energia definisce come "copertura delle integrazioni tariffarie alle imprese elettriche minori", ovvero dei sussidi a vecchie e piccole centrali ad olio combustibile che danno energia ad alcune isole del Sud Italia, dove in realtà sarebbero da incentivare il fotovoltaico e l'eolico; il bello è che per questa voce ci sono una ventina di milioni di euro che vanno ai gestori "come compensazione della produzione rispetto al prezzo di vendita": ovvero, per permettere ai cittadini di questi luoghi di avere energia ad un costo ragionevole, tutti gli altri utenti devono pagare un di più perché la produzione con queste vecchie centrali ultra-inquinanti è anche carissima.

In definitiva la bolletta energetica in Italia è mediamente più cara di 516 euro rispetto a quello che potrebbe essere a causa di voci e oneri assurdi come questi, e come quelli in generale non di consumo quali consegna, trasporto e distribuzione (ad indicare che abbiamo una rete energetica poco efficiente), oneri di sistema (per pagare altri servizi statali), più ovviamente Iva e accise.

Infine, negli ultimi 10 anni la dipendenza energetica dell'Italia dalle fonti combustibili fossili quali gas, carbone e petrolio è aumentata parecchio (ne importiamo il 97% dall'estero): inutile dire che i costi di tali fonti sono sempre più alti e che vanno a discapito delle energie rinnovabili.