Gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia, sotto la guida del colonnello Giuseppe D'Agata, hanno eseguito ad Alcamo, in provincia di Trapani, la più consistente confisca di beni della storia della lotta alla Mafia in Sicilia: 1,3 miliardi di euro. È questo l'ammontare del patrimonio dell'imprenditore Vito Nicastro, ex elettricista divenuto imprenditore miliardario nel settore delle energie rinnovabili. Nicastro era difatti soprannominato il re dell'eolico, pur essendo attivo su tutto il fronte delle rinnovabili, dunque anche nel fotovoltaico. Il patrimonio confiscato annovera ben 43 partecipazioni societarie, 98 beni immobili, 7 beni mobili registrati e 66 disponibilità finanziarie.

La confisca record è stata disposta dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani sotto la guida del magistrato Pietro Grillo. La vicenda era iniziata nel 2010 con il sequestro del patrimonio del Nicastro. Il direttore della DIA, Arturo De Felice, rivela che l'imprenditore alcamese era riuscito ad attuare il suo exploit imprenditoriale non solo in virtù delle sue aderenze con la criminalità organizzata siciliana e calabrese, ma anche grazie a contatti instaurati all'interno delle istituzioni pubbliche, ottenendo così erogazione di fondi a livello regionale.

La base delle proprie attività imprenditoriali era stata fissata dal Nicastro a Milano, da dove gestiva i suoi numerosi conti correnti e i suoi rapporti con diverse società finanziarie. Dalla gestione del Parco eolico Nicastro ricavava mediamente 15/20 milioni di euro e risulta che i suoi contatti all'interno degli uffici regionali fossero talmente avanzati e ben intessuti, da consentirgli in pratica di gestire da solo, in qualità di titolare, circa la metà dei progetti approvati dalla Regione siciliana nel settore specifico di attività.

La Sicilia è la regione italiana con la maggiore concentrazione di parchi eolici (in tutto 62 a fine 2010): è prima in Italia per potenza installata, con oltre 1.700 Mw su un totale nazionale che si aggira sui 7 mila Mw. Nel comparto sono occupati ad oggi circa 4 mila lavoratori, di cui un migliaio in via diretta e gli altri 3 mila nell'indotto.