Dopo tre anni dalla scoperta di nuovi giacimenti americani, che hanno reso indipendente il mercato del gas negli USA, anche per gli utenti finali italiani, i quali dipendono da forniture estere, è giunto finalmente il momento di risparmiare sulla bolletta, che specialmente nei mesi invernali, e soprattutto nelle regioni centro-settentrionali, incide in misura rilevante sui bilanci famigliari. Infatti, grazie all'eccesso di offerta mondiale sul mercato del gas, determinata appunto dal combustibile trovato negli Stati Uniti - e pure in altre parti del globo - dalla primavera del 2013 il consumatore italiano dovrebbe ottenere una riduzione dei costi in bolletta quantificabile intorno al 7% rispetto ai valori odierni.

Il provvedimento è allo studio dell'Autorità per l'Energia, che si accinge così a recepire e a mettere in pratica con un documento, quanto indicato nel decreto Sviluppo del governo, e cioè a trasferire a breve termine alle famiglie e alle piccole imprese, non passate al mercato libero, i benefici derivanti da questa abbondanza di gas, che si traducono in variazioni di prezzi al ribasso avvenuti sul mercato all'ingrosso. E il fenomeno del calo di quotazione del gas non è originato soltanto dall'immissione sul mercato di ingenti quantitativi, ma anche dal forte calo della domanda - a causa della crisi - della produzione industriale, ed ha avuto effetto anche in seguito al notevole impulso ricevuto dalla liberalizzazione del settore, che è andata consolidandosi progressivamente negli ultimi anni.

In sostanza, nel documento in fase di preparazione, che troverà la sua attuazione la prossima primavera, l'Autorità fa riferimento agli extra-profitti delle società che si occupano della commercializzazione del gas, le quali, quando il prezzo del prodotto scende, attualmente incamerano per intero il maggiore ricavo. Con le nuove disposizioni, invece, dovranno spartire con i consumatori il margine di guadagno eccedente.

Il problema si pone in quanto, fino a oggi, la revisione trimestrale delle bollette si è basata sui contratti di lungo periodo, che venivano stipulati quando il gas in Italia proveniva dai gasdotti, in particolare dall'Algeria, dalla Russia, Mar del Nord e Libia, mentre sul cosiddetto mercato "spot", dove avvengono le contrattazioni quotidiane, la materia prima muta di prezzo giorno per giorno, e tali importi sono nettamente calati rispetto ai contratti di lungo periodo.

Uno squilibrio che finora ha penalizzato i consumatori, ma a cui si dovrebbe porre rimedio dal 2013, adottando l'accorgimento di spostare il peso del meccanismo che stabilisce le tariffe, portandolo dai contratti di lungo periodo a quelli "spot". Aggiungendo un'ulteriore forma di "assicurazione" che garantisca sia le aziende fornitrici sia i clienti dai repentini sbalzi del prezzo del gas.