Le prospettive per i sistemi fotovoltaici integrati architettonicamente (i cosiddetti Bipv, Building integrated photovoltaics) sono estremamente promettenti. Lo sostiene un'analisi di Pike research.

L'acronimo Bipv si riferisce a sistemi e concetti nei quali l'elemento fotovoltaico assume, oltre alla funzione di produrre elettricità, il ruolo di elemento di costruzione. Secondo lo studio, il settore dei Bipv è destinato a conoscere una rapida crescita, con circa 4,6 GW di impianti previsti fino al 2017. Anche dal punto di vista del giro d'affari lo sviluppo atteso è significativo: per il 2011 il valore dei sistemi Bipv è stato di circa 558 milioni di dollari a livello globale, ma il fatturato dovrebbe salire a 2,5 miliardi entro il 2017.

Un vero e proprio boom, insomma, incoraggiato dalla crescente domanda di architetti, designer e ingegneri, che stanno iniziando ad apprezzare la maturazione tecnologica di queste soluzioni. Fino a poco tempo fa, invece, preoccupazioni di natura estetica e la qualità delle prestazioni avevano limitato l'utilizzo dei sistemi Bipv nei progetti di costruzione, ma il quadro sta rapidamente cambiando.

Sul mercato stanno cominciando ad affacciarsi materiali trasparenti ad alta efficienza energetica, flessibili, in grado di offrire prestazioni superiori e con diverse opzioni di colore. L'utilizzo dei Bipv, inoltre, non è più limitato a determinate parti dell'edificio ma si sta estendendo all'intera struttura architettonica, anche per effetto di una maggiore collaborazione tra l'industria del solare e le imprese di costruzione. Altri fattori stanno favorendo questo settore, tra cui la drastica riduzione delle sovvenzioni pubbliche al fotovoltaico, che a sua volta spinge gli operatori del solare alla ricerca di soluzioni capaci di sostenersi autonomamente.

I Bipv, inoltre, sono destinati a beneficiare delle politiche Ue in materia di edilizia, che prevedono che tutti i nuovi stabili costruiti in Europa dopo il 2020 dovranno essere carbon-neutral. Questo significa che gli edifici dovranno avere fabbisogni energetici molto bassi, che dovranno essere soddisfatti per una parte importante con energie rinnovabili prodotte in maniera autonoma.