Nonostante il periodo di forte recessione che ha contraddistinto questi ultimi anni, il 2011 per l'energia rinnovabile è stato un anno dal bilancio positivo. Capofila della green economy, hanno registrato un incremento storico, anche se guidato dall'oriente. In Cina, infatti, sono stati investiti nel settore 51 miliardi di dollari, 48 miliardi negli Stati Uniti, 31 miliardi in Germania e ben 29 miliardi in Italia, che si attesta quindi al quarto posto al mondo per gli investimenti nell'energia pulita.

Dati alla mano, si è stimato che la metà di tutta la nuova potenza installata nel settore elettrico mondiale nel 2011, è di provenienza rinnovabile, e in Europa è arrivata addirittura al 71%. Il tasso maggiore di crescita è stato registrato dagli impianti fotovoltaici (+74%), che hanno rappresentato il 30% della "nuova capacità rinnovabile", per un totale di 47 nuovi GW installati. Bene anche l'eolico, che ha aggiunto gli 84 GW totali di capacità.

Se le energie rinnovabili stanno tenendo duro in tutto il mondo, purtroppo non può dirsi lo stesso per il nostro paese che, nel 2012 sta subendo un arresto pericoloso, dovuto soprattutto alle problematiche burocratiche delle ultime misure governative e al mancato investimento nello sviluppo di nuove tecnologie.

Grande attesa quindi per gli Stati generali della green economy, composti dal Ministero dell'Ambiente e da 39 organizzazioni di imprese green che si terrà a Rimini il 7 e l'8 novembre, dove verranno affrontate in dettaglio tutte queste tematiche è sarà presentato un Programma per lo sviluppo della green economy, quale contributo per far uscire l'Italia dalla crisi.

"Per affrontare la recessione italiana - ha detto Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e del Comitato organizzatore - servono idee e iniziative per innovare, convertire, differenziare produzioni di beni e servizi per rilanciare nuove possibilità di sviluppo.

La green economy è, in particolare in Italia, fra le poche possibilità concrete per aprire le porte a nuove prospettive. Per non perdere questo treno è necessaria una visione delle dinamiche in atto su scala ormai globale, perché se non si sa dove andare, non si coglierà mai alcun vento favorevole. Occorre, inoltre, favorire con continuità, senza arresti e ripensamenti che alimentano un clima d'incertezza, lo sviluppo di settori strategici dalla diffusione dell'ecoinnovazione delle nostre produzioni manifatturiere allo sviluppo del riciclo e della chimica verde, dallo sviluppo delle energie rinnovabili al risparmio energetico, dalle filiere agricole di qualità ecologica ai mezzi e sistemi per una mobilità sostenibile".