Il vento è sempre stato una delle costanti della costa orientale dell'Inghilterra. Da sempre, quelle zone dell'isola di Albione devono fare i conti con venti fortissimi, che spesso e volentieri spirano ad una velocità di varie decine di chilometri orari, rendendo la vita alquanto movimentata. Ora, i sudditi della Regina Elisabetta II hanno trovato un modo per far fruttare al meglio questi venti: realizzare un parco eolico offshore a venti chilometri dall'estuario del Tamigi.

Il progetto di energia eolica si chiama London Array, ovvero l'Arsenale di Londra e, una volta a regime, permetterà di produrre ben 1 GigaWatt di elettricità. Sufficiente per coprire circa il 25% del fabbisogno energetico dell'area urbana capitale del Regno Unito (la Greater London, per intendersi). Il progetto, nato nel 2001 dalla cooperazione tra Dong Energy, E.On e Masdar, si articola in due differenti fasi: la prima è iniziata nel Giugno del 2009 e si concluderà, a meno di imprevisti dell'ultim'ora, alla fine del 2012. Durante questa prima fase verranno installate un totale di 177 turbine eoliche (con pale da 120 metri) capaci di produrre 630 MegaWatt di energia elettrica, sufficienti per fornire elettricità a 470 mila abitazioni (due terzi delle abitazioni totali del Kent). In questo modo, si evita di introdurre nell'atmosfera circa 925 mila tonnellate di anidride carbonica ogni anno. L'ultimo dei 177 piloni è stato installato lo scorso 30 Agosto, mentre la centesima turbina eolica è stata installata lo scorso 7 Agosto.

Al termine della fase 2, invece, le turbine eoliche installate dovrebbero essere oltre 300 e produrre oltre 1 GigaWatt di elettricità, capace di illuminare circa 750.000 abitazioni (il 25% del totale della Greater London). Una volta terminata, la London Array sarà il più grande parco eolico offshore al mondo ed occuperà una superficie totale di oltre 200 Km quadrati. Essendo poste a grande distanza dalla costa, le pale eoliche saranno impercettibili a occhio nudo e non andranno a rovinare il panorama. Durante tutte le fasi di costruzione grande attenzione è stata posta nei confronti dell'ecosistema marino. Sono state utilizzate tecniche costruttive che avessero il minor impatto ambientale possibile, così da non disturbare la fauna e la flora marina del Canale della Manica.