Nell'oceano del mercato, il pesce grande mangia il pesce piccolo, ma se tanti pesci piccoli nuotano in branco hanno più possibilità di sopravvivere. Ecco perché le società di energia partecipate dagli enti locali dovrebbero fondersi e creare aziende più grandi, più solide e più competitive.

L'aiuto necessario per portare a termine operazioni così delicate (c'è di mezzo la politica, non è semplice) potrebbe arrivare dalla Cassa Depositi e Prestiti, che punta sulle multiutility radicate nel territorio ma con bacini di utenza limitati. Dall'energia elettrica al gas, passando per la raccolta dei rifiuti e gli acquedotti, questa aziende costituiscono dei presidi irrinunciabili per i cittadini. L'obiettivo è usare parte del Fondo Strategico Italiano (che in totale ammonta a 4 miliardi di euro) per favorire la fusione delle aziende e migliorare i servizi.

I primi esperimenti potrebbero essere condotti al centro nord, dove la vicinanza geografica di alcune società è sicuramente d'aiuto nel definire i futuri bacini di utenza e le possibilità di sviluppo. Del resto, è proprio nella pianura padana che si erano ravvisati tentativi analoghi già nei mesi scorsi, alcuni andati in porto, altri falliti. L'interesse da parte delle aziende coinvolte è quindi comprovato, si tratta solo di metterlo sui binari giusti. A tre condizioni.

La prima è che le somme erogate dalla Cdp non servano per colmare debiti pregressi, bensì contribuiscano a un piano d'investimento a lungo termine. La seconda è che debba realizzarsi una vera fusione, non una semplice rete di cooperazione o consorzi. La terza è che la nuova società non potrà avere una "specializzazione" in un settore particolare (ad esempio, lo smaltimento dei rifuti), ma dovrà continuare a occuparsi di tutti i servizi normalmente erogati alla comunità.

L'intervento della Cdp non sarebbe il primo di questo genere. Già altri settori, come quello della banda larga, quello farmaceutico e quello dell'industria aeronautica, hanno beneficiato dei finanziamenti alle stesse condizioni. Il mosaico delle multiutility dell'energia conta oggi più di 400 società. Accorparle consentirebbe di ottimizzare la produzione e l'erogazione dei servizi, con il conseguente risparmio sulle utenze per i cittadini.