Secondo le stime dell'Unione petrolifera, la spesa per l'approvvigionamento energetico dall'estero nel 2012 per il nostro Paese toccherà una cifra record, supererando i 66 miliardi di euro (37 miliardi solo di petrolio), rispetto ai 62,73 mld dell'anno corso. Nonostante la diminuzione dei consumi, quindi, la spesa nazionale per luce e gas, dopo i rincari del 2011, anche quest'anno continuerà a salire.

A pesare sul Pil nazionale, quindi, non bastano crisi e disoccupazione, ma c'è la fattura energetica che l'Italia deve pagare per approvvigionarsi dall'estero. Questo salatissimo conto, di cui l'Up prevede un aumento di circa 4 miliardi di euro, avrà un peso superiore al 4,4% sul Pil nazionale, percentuale che già aveva nel 2011.

Dalla relazione annuale 2012 dell'Unione Petrolifera illustrata ieri a Roma dal presidente Pasquale de Vita emerge che è soprattutto l'aumento della fattura petrolifera, che nel 2012 dovrebbe attestarsi intorno a 36,7 miliardi di euro (2 miliardi in più rispetto al 2011), a pesare sulla fattura energetica. Il prezzo del greggio, infatti, rappresenta il 55% dell'esborso complessivo.

Anche se rispetto all'anno scorso le quotazioni del greggio sono inferiori, a pesare sulla spesa energetica, ha spiegato De Vita, c'è stato l'effetto del cambio, visto che l'euro ha perso ben l'8,5% del suo valore rispetto al 2011.

Oltre all'allarme riguardante il prezzo della fattura energetica, che ha visto un aumento dei costi di tutte le fonti di approvvigionamento, l'Up ne ha lanciato un altro che coinvolge l'industria di settore e in particolare la raffinazione. Il Presidente di Unione Petrolifera Pasquale De Vita "A fine anno sarà fermo oltre il 20% della capacità produttiva". Oltre a questi "elementi strutturali", come ha sottolineato il sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincenti, si devono aggiungere anche le cause «congiunturali», come il crollo dei consumi che negli ultimi 5 anni sono crollati del 25%, anche se non ha coinvolto tutto il Pianeta. Il greggio, infatti, ancora nel 2035 soddisferà ben il 90% della domanda di mobilità, soprattutto nei Paesi emergenti.