Le rinnovabili pesano solo il 10% sulle bollette dell'energia elettrica. Questo è quanto è emerso da un'analisi effettuata da Legambiente sulle diverse voci che si trovano in bolletta. I continui rincari sui costi dei consumi energetici, dunque, non possono essere ritenuti colpa semplicemente del peso degli incentivi alle rinnovabili, come in questi giorni si è spesso sentito dire, dopo l'annuncio dell'Aeeg dei nuovi aumenti in bolletta per il trimestre aprile-giugno.

Legambiente ha preso in considerazione la bolletta luce media annua di una famiglia (contratto in fascia protetta da 3kW, dati 2011) e ha analizzato le singole voci per verificare il peso reale degli incentivi a fotovoltaico, eolico e biomasse.

Il 59,5% dell'importo (circa 294 euro all'anno) serve per coprire i servizi di vendita, cioè i kW di energia consumata, e sono destinati a tutte le centrali tranne le nuove rinnovabili (che ricevono incentivi diretti). Di questi 294 euro, il 90% va a impianti a metano, petrolio e anche carbone. Guardando a questi dati bisogna tener conto che negli ultimi 5/6 anni il costo del petrolio è quasi raddoppiato (+40%).

I servizi di rete pesano sulla bolletta per circa 69 euro (14%), di questi l'8% (circa 40 euro) sono un costo fisso indipendente dai consumi. Tasse e Iva rappresentano il 13,5% del costo della bolletta e costano circa 67 euro all'anno. Il fatto singolare è che l'Iva, che è un'imposta su beni e servizi, risulta essere pagata anche sugli incentivi, che beni e servizi non sono.

La voce denominata "oneri di sistema" comprende sia i finanziamenti a incentivi vecchi e nuovi alle rinnovabili (10%), per un peso di circa 48 euro, sia finanziamenti ad altre "fonti non assimilabili alle rinnovabili" (2%), per un costo di altri 10 euro. Di questo gruppo fanno parte soprattutto raffinerie, inceneritori, acciaierie, impianti a carbone che non hanno nulla a che vedere con le rinnovabili.

Infine, l'1,2% della bolletta (circa 6 euro) è destinato ancora al nucleare, per la ricerca e lo smantellamento delle vecchie centrali.

Guardando a questi dati, quindi, non si può certo dire che gli aumenti delle bollette che si sono avuti da inizio anno siano causati dagli incentivi alle fonti rinnovabili, piuttosto, come ha precisato Andrea Poggio, vice direttore nazionale di Legambiente, sui rincari pesano in particolare modo il deprezzamento dell'euro e gli aumenti del prezzo del petrolio che sono pesati per circa 49 euro in più all'anno.

"Per le rinnovabili c'è da attendersi un aumento di 20 euro a partire dal 1 maggio - ha detto Poggio- e mentre il petrolio crescerà ancora, per le rinnovabili l'aumento massimo che si prevede a fine anno è solo di qualche euro. Un dato che, se pur in crescita, peserà sempre meno rispetto al costo delle 'vecchie' fonti, del petrolio, degli inceneritori, delle raffinerie e degli impianti a carbone. Non solo: la crescita delle rinnovabili ha fatto abbassare il prezzo dell'energia nelle ore di punta, quando l'energia delle centrali termoelettriche meno efficienti costava di più".