La nuova tassazione nel campo delle accise nel settore dell'energia, che prevede l'abolizione dell'addizionale provinciale e il conseguente aumento dell'accisa erariale, avrà un impatto negativo su 15mila medie imprese. La nuova distribuzione dell'onere fiscale, che varierà in base al consumo delle imprese, inciderà pesantemente sulle bollette di luce e gas delle imprese di media dimensione, che hanno consumi tra i 200.000 e 1.200.000 kWh al mese.

A fronte dei benefici che questo regime porterà alle piccole imprese (consumi inferiori a 200.000 kWh), che risparmieranno il 16,32% sulla tassazione delle bollette di luce e gas, e degli sgravi totali che otterranno le grandi imprese (consumi superiori a 1.200.000 Kwh), le medie imprese (grande distribuzione, società di servizi, della chimica, della plastica, del tessile, dell'alimentare, dei laterizi, della meccanica, della metalmeccanica), ne risentiranno pesantemente, con un aggravio del +142,32% sui costi dell'energia.

Questa importante fetta del mercato manifatturiero italiano, come ha affermato Massimo Protti, presidente del neonato Coordinamento dei Consorzi Energia di Confindustria, si accollerà "un costo aggiuntivo ingiusto e insostenibile". Della stessa opinione è Vincenzo Boccia, presidente della Piccola Industria di Confindustria, che ha affermato che si tratta di "un aggravio allarmante se si considera che già oggi ci troviamo a dover scontare, rispetto ai nostri colleghi esteri, un costo dell'energia superiore almeno del 30% alla media europea".

Le criticità della norma non riguardano solo l'aspetto economico, ma anche quello ambientale. Il provvedimento, infatti, porta le aziende che non godono degli sgravi a sprecare più energia per beneficiare dell'esenzione, piuttosto che mantenere il proprio consumo.

In risposta a queste problematiche Gianfranco Polillo, Sottosegretario di Stato all'Economia e alle finanze, ha dichiarato che è impegnato a trovare soluzioni per risolvere la questione. L'obiettivo è diminuire il gap che ci separa dagli altri Paesi, dove l'energia alle imprese costa mediamente molto meno. A questo proposito Boccia ha affermato che "in un sistema paese che non possiede materie prime e deve la sua forza alla capacità competitiva del sistema produttivo, diventa strategico mettere in campo, più che aggravi di costi e nuovi vincoli al fare impresa, una politica industriale volta a supportare la capacità di reazione del manifatturiero nel suo complesso, valorizzandone le potenzialità".