Una brutta sorpresa per tutti i consumatori: l'aumento dell'Iva al 21% entrato in vigore dal 17 settembre 2011 ha effetto retroattivo anche sulle bollette di gas e telefono precedenti a questa data. La notizia è iniziata a circolare qualche giorno fa dopo la segnalazione del settimanale "Il Salvagente", il quotidiano dedicato ai consumatori, che per primo ha rilevato il fatto.

La maggiorazione delle bollette di gas e telefono, conseguente all'aumento di un punto percentuale dell'Imposta sul Valore Aggiunto a partire da settembre su tutti i beni di largo consumo, è stata una vera e propria stangata per i bilanci delle famiglie. Ma ciò che risulta più difficile da digerire è il fatto che l'aumento dell'imposta ha anche effetto retroattivo. Questo significa i consumi realizzati prima del 17 settembre (entrata in vigore dell'aliquota al 21%), ma fatturati in un momento successivo sono interessati anch'essi dal rincaro. Per la bolletta della luce, invece, non c'è da preoccuparsi, perché a questa è applicata l'Iva al 10%.

A monte di questa amara scoperta per i consumatori non c'è però un comportamento scorretto delle aziende che forniscono il gas e servizi di telefonia, ma una disposizione di legge. Il Dpr 633/1972, la cosiddetta "legge Iva", infatti, stabilisce che, al di là del periodo di riferimento dei consumi, l'Iva si applica facendo riferimento alla data di emissione della fattura. Per cui tutte le bollette gas e telefono emesse dopo il 17 settembre 2011, anche con consumi precedenti a questa data, vanno pagate con l'Iva al 21% e non al 20% come era in vigore nel periodo precedente.

Ma la sorprese non sono finite qui. "Il Salvagente" ha individuato anche un altro problema in questa vicenda. Una circolare dell'Agenzia delle Entrate del 12 ottobre 2011 prevede per le bollette di conguaglio, cioè quelle in cui si calcola la differenza tra quanto pagato dal cliente e quanto dovuto all'azienda in un periodo di tempo preciso che viene messo a controllo, le aziende applichino dei criteri diversi, in contraddizione con ciò che stabilisce la "legge Iva". In questa circolare si legge infatti che le aziende (escluse in questo caso quelle di telefonia), per le fatture di conguaglio riferite al periodo precedente il 17 settembre, possono applicare l'Iva al 20% o al 21% a seconda che i consumi risalgano al periodo antecedente o successivo all'aumento dell'aliquota.

A partire dalla contraddittorietà di questa decisione dell'Agenzia delle Entrate, le associazioni dei consumatori sono intervenute per denunciare il provvedimento che causa un ingiustificato danno economico ai clienti. Il Codacons ha annunciato che chiederà l'intervento del Tar del Lazio, mentre Federconsumatori chiede di fare chiarezza sulla questione e di risarcire i clienti che hanno pagato impropriamente l'Iva al 21%, "scalando nelle prossime bollette quanto pagato di troppo".