Le polemiche sul ritorno della cosiddetta Robin Hood Tax (tassa a carico del settore energia - luce e gas) sono già accesissime .

Il governo, grazie all'aumento dell'Ires a carico delle società elettriche, petrolifere, del gas e delle rinnovabili, si augura di far entrare nelle proprie casse circa 3,4 miliardi di euro nei prossimi tre anni, di cui 1,8 già nel 2012. Al momento, però, ha incassato solamente una perdita pari a 1,5 miliardi in Borsa a carico delle sue controllate: Enel, Terna, Snam ed Eni.

Le critiche non sono mancate: le associazioni dei consumatori temono che, per evitare di perdere fatturato, le aziende scarichino il maggior carico fiscale sulle bollette luce e gas dei clienti. L'Autorità per l'energia elettrica e il gas deve controllare che le aziende non rincarino le bollette: si tratta di un compito svolto con diligenza nel biennio 2008-2009, periodo nel quale l'Autorità ha eseguito accertamenti su oltre 500 aziende e, in almeno il 40% dei casi, ha svolto anche un secondo approfondimento poiché dai bilanci risultava un aumento di ricavi, indice di un presunto aumento delle tariffe.

Da quanto si evince dalla relazione consegnata dall'Autorità al Parlamento a fine 2010, «mancano le risorse umane da dedicare al controllo» e soprattutto il governo non ha stabilito se «l'Autorità possa irrogare anche sanzioni amministrative per la violazione del divieto di traslazione». E senza questo potere «la norma che impone il divieto, in mancanza di qualsiasi deterrente, potrebbe essere disattesa dagli operatori».

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