Il gas è una fonte energetica abbondante la cui richiesta è destinata a crescere: tuttavia, se non prende provvediementi, l'Italia rischia di rimanere a corto di gas entro il 2020.

L'allarme è stato lanciato nel corso di un dibattito-seminario al Senato, promosso dal presidente della Commissione Industria Cesare Cursi. Le infrastrutture del gas non sono sufficienti, ha messo in guardia il senatore del Pdl, mentre la richiesta di metano salirà a 110 miliardi di metri cubi l'anno entro il 2020, pari ad un incremento del 30%.

Dopo la bocciatura del nucleare al referendum, è chiaro a tutti che proprio il gas, che già rappresenta praticamente la fonte numero uno nel nostro Paese, sarà anche in futuro la fonte energetica di punta per l'Italia. E proprio sul gas dovrà puntare il nuovo piano energetico, che secondo le dichiarazioni del ministro allo Sviluppo Paolo Romani "arriverà a fine anno".

Il problema, più volte sottolineato nell'incontro in Senato, è la lentenzza italiana nella realizzazione di nuove infrastrutture. Al contrario, "l'Italia può e deve diventare un hub del gas per tutto il Sud Europa", ha detto Francesco Casoli, imprenditore e senatore Pdl. Per raggiungere questo obiettivo è necessario rivedere il titolo quindo della Costituzione, che delega alle Regioni "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia" e riassegnare allo Stato il potere di decidere su questo settore centrale per l'economia del Paese. Questo appello è stato lanciato, tra gli altri, dal presidente di Assoelettrica Giuliano Zuccoli e da Francesco Giorgianni, responsabile dei rapporti istituzionali Enel energia.

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